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Un blog per Taratabong

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Dopo qualche anno da quando andò in onda (su Rai 3) il primo episodio, ecco online il sito/blog dedicato a Taratabong! Il Mondo dei Musicilli, la serie animato che ho creato insieme a Fabrizio Bondi e diretto per 52 episodi, con le musiche di Patrizio Fariselli e che al momento è trasmessa un po’ in tutto il mondo (ma non in Italia).

Some years after the airing of the first episode, the website/blog of Taratabong! The World of Meloditties is now online, the series that I created with Fabrizio Bondi and directed for 52 episodes, with the music by Patrizio Fariselli, still broadcasted all over the world (except Italy).

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Grafica & Tamburi

Da quando ero un segaligno dodicenne suono la batteria. Fra breve, tra parentesi, uscirà il disco dei Parafulmini, la band in cui scrivo musichette e percuoto pelli e metalli, Tenere Fuori Dalla Portata Dei Bambini. Questa, comunque, è solo una breve riflessione, gratis, sulle percussioni – specie per quel che riguarda tamburi e piatti.

Ho sempre avuto l’impressione, suonando o ascoltando un brano di musica, che i suoni di tamburi e piatti (in particolare l’hi-hat e il ride, ma anche certi china type) equivalessero alle linee grafiche, ai tratti di un disegno: come dire che la batteria traccia i contorni mentre altri strumenti non percussivi forniscono le campiture.

Chissà. Forse sarà anche perché disegno, anche da prima che iniziassi a suonare la batteria, che mi vengono in mente cose del genere. Però, non mi sembrano poi tanto fuori dal vaso – o, meglio, fuori tempo.

mb

La Chanson du Decervelage

Alfred Jarry (1873-1907) è stato un personaggio che, come si può arguire dalle date tra parentesi, è campato poco. Fuori dalle parentesi, però, ha lasciato tanto – almeno per chi lo vede, questo tanto. Basterebbe la Patafisica (ovvero, la scienza delle soluzioni immaginarie) a renderlo importante (o immortale, per gli appassionati d’eternità).

Tra le molte altre cosette lasciateci da Jarry, c’è la Chanson du décervelage, tratta da Ubu Cocu (Ubu cornuto), secondo episodio della serie dedicata a Ubu. Questa versione, musicata da Charles Pourny e Claude Terrasse, è eseguita dal Coro e Orchestra del Cymbalum Pataphysicum. Una versione meno recente è questa, registrata nel 1951 dal Chœur du Collège de Pataphysique:

Ce n’è poi una versione tutta italiana, intitolata Decervellamento, rivista, riscritta ed eseguita da Vinicio Capossela nel suo album Canzoni a Manovella del 2000:

Ed ecco il testo originale di Alfred:

La Chanson du décervelage

Je fus pendant longtemps ouvrier ébéniste,
Dans la ru’ du Champ d’Mars, d’la paroiss’ de Toussaints.
Mon épouse exerçait la profession d’modiste,
  Et nous n’avions jamais manqué de rien. —
  Quand le dimanch’ s’annonçait sans nuage,
  Nous exhibions nos beaux accoutrements
  Et nous allions voir le décervelage
  Ru’ d’l’Échaudé, passer un bon moment.
              Voyez, voyez la machin’ tourner,
              Voyez, voyez la cervell’ sauter,
              Voyez, voyez les Rentiers trembler ;
(Chœurs) :  Hourra, cornes-au-cul, vive le Père Ubu !

Nos deux marmots chéris, barbouillés d’confitures,
Brandissant avec joi’ des poupins en papier,
Avec nous s’installaient sur le haut d’la voiture
  Et nous roulions gaîment vers l’Échaudé. —
  On s’précipite en foule à la barrière,
  On s’fich’ des coups pour être au premier rang ;
  Moi je m’mettais toujours sur un tas d’pierres
  Pour pas salir mes godillots dans l’sang.
              Voyez, voyez la machin’ tourner,
              Voyez, voyez la cervell’ sauter,
              Voyez, voyez les Rentiers trembler ;
(Chœurs) :  Hourra, cornes-au-cul, vive le Père Ubu !

Bientôt ma femme et moi nous somm’s tout blancs d’cervelle,
Les marmots en boulott’nt et tous nous trépignons
En voyant l’Palotin qui brandit sa lumelle,
  Et les blessur’s et les numéros d’plomb. —
  Soudain j’perçois dans l’coin, près d’la machine,
  La gueul’ d’un bonz’ qui n’m’revient qu’à moitié.
  Mon vieux, que j’dis, je r’connais ta bobine,
  Tu m’as volé, c’est pas moi qui t’plaindrai.
              Voyez, voyez la machin’ tourner,
              Voyez, voyez la cervell’ sauter,
              Voyez, voyez les Rentiers trembler ;
(Chœurs) :  Hourra, cornes-au-cul, vive le Père Ubu !

Soudain j’me sens tirer la manch’ par mon épouse :
Espèc’ d’andouill’, qu’ell’m’dit, v’là l’moment d’te montrer :
Flanque-lui par la gueule un bon gros paquet d’bouse,
  V’là l’Palotin qu’a just’ le dos tourné. —
  En entendant ce raisonn’ment superbe,
  J’attrap’ sus l’coup mon courage à deux mains :
  J’flanque au Rentier une gigantesque merdre
  Qui s’aplatit sur l’nez du Palotin.
              Voyez, voyez la machin’ tourner,
              Voyez, voyez la cervell’ sauter,
              Voyez, voyez les Rentiers trembler ;
(Chœurs) :  Hourra, cornes-au-cul, vive le Père Ubu !

Aussitôt j’suis lancé par-dessus la barrière,
Par la foule en fureur je me vois bousculé
Et j’suis précipité la tête la première
  Dans l’grand trou noir d’ous qu’on n’revient jamais. —
  Voilà c’que c’est qu’d’aller s’prom’ner l’dimanche
  Ru’ d’l’Échaudé pour voir décerveler,
  Marcher l’Pinc’-Porc ou bien l’Démanch’-Commanche,
  On part vivant et l’on revient tudé.
              Voyez, voyez la machin’ tourner,
              Voyez, voyez la cervell’ sauter,
              Voyez, voyez les Rentiers trembler ;
(Chœurs) :  Hourra, cornes-au-cul, vive le Père Ubu !

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La cui traduzione fedele suona così:

MEMNON
Per molto tempo fui operaio ebanista
In via Campo di Marte, parocchia d’Ognissanti;
La mia sposa faceva la modista,
E in questo modo si tirava avanti.
Quando la domenica s’annunciava serena
Sfoggiavamo i vestiti della festa,
Andavamo a veder decervellare
In via dell’Echaudé, tanto per fare.
Vedete, vedete la macchina girare,
Vedete, vedete il cervello schizzare,
Vedete, vedete il riccone tremare…

I PALOTINI
Urrà! Corna in culo! Viva il Padre Ubu!

MEMNON
I nostri due marmocchi impiastricciati,
Brandendo lieti i giocattoli di carta
S’installavan con noi sulla vettura,
E correvamo felici in via Echaudé,
E lì a precipizio tutti allo steccato
Menando colpi per la prima fila.
Io stavo sempre su un mucchio di sassi
Per non sporcar di sangue gli scarponi
Vedete, vedete la macchina girare,
Vedete, vedete il cervello schizzare,
Vedete, vedete il riccone tremare…

I PALOTTINI
Urrà! Corna in culo! Viva il Padre Ubu!

MEMNON
Eccoci, me e mia moglie, bianchicci di cervella:
I marmocchi ne mangiano, e noi ci eccitiamo
Vedendo il palottino brandir la sua lumella
E le ferite e i piombi ci godiamo.
Poi vedo in un angolo, alla macchina vicino
Un brutto ceffo che mi torna poco.
Riconosco il tuo grugno, caro mio,
M’hai derubato, non mi fai certo pena.
Vedete, vedete la macchina girare,
Vedete, vedete il cervello schizzare,
Vedete, vedete il riccone tremare…

I PALOTINI
Urrà! Corna in culo! Viva il Padre Ubu!

MEMNON
A un tratto per la manica mi sento tirare
Dalla mia sposa; fatti avanti salame, questo è il momento!
Sbattigli sul muso una merda di vacca,
Ora che il Palotino s’è girato in là!
Sentendo questo ragionamento superbo,
Prendo sul colpo il coraggio a due mani,
Schiaffo verso il riccone una gran merda
Che sul naso al Palotino si spatacca.

I PALOTINI E MEMNON
Vedete, vedete la macchina girare,
Vedete, vedete il cervello schizzare,
Vedete, vedete il riccone tremare…

MEMNON
Subito oltre il recinto son scaraventato
Dalla folla infuriata mi sento strapazzato,
E son precipitato a testa in giù
Nel gran buco nero da cui non torni più.
Ecco che cosa capita se passeggi la domenica
In via dell’Echaudé per vedere decervallare,
Funzionare il Pinza-Porco o la Dimenca-Menca:
Si parte vivi e si ritorna morti!

I PALOTTINI E MEMNON
Vedete, vedete la macchina girare,
Vedete, vedete il cervello schizzare,
Vedete, vedete il riccone tremare…
Urrà! Corna in culo! Viva il Padre Ubu!

 

Agguato tra i tamburi | Ambush in the Drums

Una foto di me tra i tamburi scattata durante le registrazioni del disco dei Parafulmini Tenere Fuori Dalla Portata Dei Bambini il gennaio scorso.

Me at the drums in a photo shot during the recording of Keep Out Of Reach Of Children, the Parafulmini‘s album.

Si può non adorare Bob Dylan?

Si può essere di sinistra, progressisti e così via e non adorare Bob Dylan? Penso di sì. A me, per esempio, Bob non è mai piaciuto – ma proprio per niente – eppure non mi pare che ciò faccia di me un conservatore o un neoliberista o peggio. Né mi sarebbe mai venuto in mente di scrivere un post su BD se non fosse perché a Stoccolma gli è stato assegnato il Premio Nobel per la letteratura 2016, cosa che lo ha innalzato sulla cresta dell’onda nelle testate d’informazione e nei chiacchiericci delle reti sociali.

Personalmente non m’interessa granché la diatriba, subito esplosa, sulla levata di scudi di alcuni scrittori contro quest’attribuzione. Non trovo che sia sbagliato, in principio, considerare un letterato chi scrive testi di canzoni. Il punto è un altro, e cioè che, fosse per me, a BD non avrei assegnato un Nobel né per la musica (se esistesse) né per la letteratura.

Tutta l’importanza che gli è stata e continua a essegli tributata è, a mio avviso, sproporzionata rispetto ai meriti, che restano più a livello di fenomeno d’interesse storico e sociologico, casomai, che artistico. Che lui e altri abbiano rappresentato – o siano stati trasformati in – qualcosa di molto importante in un determinato momento è fuor di dubbio, nel bene e nel male, ma per quanto mi riguarda la penso più come un altro signore di quei tempi, ossia Frank Zappa che, oltre a parlarne nella propria autobiografia (The Real Frank Zappa Book, 1988) lo mette in parodia in Flakes (da Sheik Yerbouti, 1979); e questo benché agli inizi, alla metà degli anni ’60, lui stesso lo avesse apprezzato.

Forse un riconoscimento mondiale dovrebbe andare al di là di un limitato periodo creativo e significativo. A livello del tutto personale, trovo che BD musicalmente non significhi niente mentre come testi marci abbondantemente su una retorica facile, dai toni anche melensi e dagli slogan stucchevoli che, non a caso, sono diventati inni di associazioni cattoliche o analoghe congreghe. Del resto, proprio lui nel 1978 non era diventato un Born Again?

Forse qualche bella canzone non basta, ecco. Anche se a me per la verità – perdonatemi – non piace neanche quella.

mb

Pioggia In Casa, Musica & Video

Pioggia In Casa (Indoor Rain, 2016) è un pezzo per ensemble di percussioni. L’ho scritto, al solito, alla maniera di Conlon Nancarrow, cioè disegnando le note su dei rulli di pianola (numerica) ed è qui eseguito da un’Orchestrina Digitale Economica (ODE). Il video che lo accompagna è un minestrone di spezzoni girati con un furbo congegno telefonico tascabile (smartphone). Forse ci si sente qualcosa che può ricordare Frank Zappa.

Suonare da zero un cinque cinque sette

Sabato 2 Aprile c’è stata la presentazione del mio romanzo In Bianco al Book Pride 2016, al BASE, negli enormi spazi della ex-Ansaldo, una gran fabbrica dismessa e trasformata, a Milano. Come ho già scritto altrove, Patrizio Fariselli – tastierista degli Area e compositore – è intervenuto e mi ha perfino chiesto di accompagnarlo alla batteria. Così, prima di parlare e dopo aver parlato del libro del più e del meno, ci siamo messi a suonare.

Suonare da zero: era la prima volta che ci trovavamo per questo, assolutamente senza prove e senza rete, in pratica neanche il sound check (che avrebbe disturbato le altre presentazioni in corso, visto che la struttura ospitante, per come sono state ricavate le sale conferenze, non è esattamente adatta a questo tipo di eventi).

Ci eravamo solo accordati poco prima, durante la condivisione di un tonnellaggio di bistecca a pranzo, sul fatto che a un certo punto avremo improvvisato su un poliritmo che avevo suggerito, cinque cinque sette (5/8+5/8+7/8), che è quello che per l’appunto è stato catturato in questo video di fortuna girato con un Dispositivo Telefonico Tascabile Furbo (smartphone) da Rosanna Romano (editor del mio libro, che ha introdotto la presentazione e scattato qualche foto). A Patrizio e a me piacciono parecchio i tempi dispari, i poliritmi e così via, ci sentiamo a nostro agio con questi numeri primi, e allora perché no?

Alla fine, malgrado l’acustica, tutto è filato liscio e ci siamo divertiti: io, il pubblico e persino Patrizio, che è un musicista per davvero. Abbiamo addirittura detto di cercare di ripetere l’esperienza.

Non vedo l’ora.

mb

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Patrizio fariselli alle tastiere e Marco Bigliazzi alla batteria

Troppo Tardi Pei Petardi, musica & video

Troppo Tardi Pei Petardi (Latecomers For Firecrackers) è un pezzo per ensemble di percussioni. L’ho scritto, al solito, alla maniera di Conlon Nancarrow, cioè disegnando le note su dei rulli di pianola ed è qui eseguito da un’Orchestrina Digitale Economica (ODE). Il video che lo accompagna è un minestrone di spezzoni girati con un furbo congegno telefonico tascabile (smartphone).

 

Patrizio Fariselli & Marco Bigliazzi duo al Book Pride

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Domani, Sabato 2 Aprile, a partire dalle 20:00 nella sala Mompracem al Book Pride di Milano, partirà il concertino di un’inusitata coppia: Patrizio Fariselli alle tastiere Marco Bigliazzi alla batteria. Ora, se per Patrizio non ci sarebbe bisogno di presentazioni (fondatore degli Area, tra le altre cose), per l’altro (me) magari sì. Le trovate qui, quelle di ordine generale e quelle in relazione alla presentazione del mio romanzo In Bianco – che è poi l’occasione del suddetto concertino. Per quanto riguarda invece la batteria, posso dire che fin da piccolo ho suonato pentole & coperchi (come tutti del resto, solo che io non ho smesso) e qui c’è qualche informazione sulla mia banda corrente, i Parafulmini. Ma questo concertino con Patrizio Fariselli come viene fuori? Be’, qui c’è tutta la storia; alla quale posso solo aggiungere che mi ha lusingato il fatto che Patrizio, per la presentazione milanese del mio libro alla quale gli avevo proposto di suonare, alla fine mi abbia chiesto di accompagnarlo – lui, che è un musicista per davvero.

Ci vediamo lì, se vi va. Sarete i benvenuti.

mb