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In Nero all’orizzonte

E’ ancora prematura come notizia, lo so, ma insomma, ecco qua: dopo In Bianco, un altro episodio della vita dell’architetto Saverio Zefiro è all’orizzonte – un altro romanzo giallo che stavolta è nero. A quanto pare, infatti, In Nero dovrebbe uscire verso novembre 2017. Tra parentesi, lo stesso In Bianco verrà successivamente presentato in una nuova edizione. Naturalmente verranno dati dettagli e conferma su queste paginette – o anche su altre appositamente dedicate.

mb

Una motivazione

Una scrittura pulita, lo stile piacevolmente cadenzato, con focalizzazioni interne ai personaggi principali e momenti corali ben costruiti. Un delitto particolare, la ricostruzione che segue una logica coinvolgente per il lettore e che si dipana in modo costante per tutto il romanzo. Le descrizioni eleganti degli ambienti, nonché dei personaggi, rendono perfetto l’intero romanzo. Dialoghi piacevoli, distesi, che si rincorrono con maestria. In sottofondo si percepisce una denuncia delle ingiustizie che rende ancora più credibile e attuale il tutto.

Stamani qualcuno ha suonato alla porta e, invece di un messo di Equitalia, stavolta era il postino che non esigeva firme d’accettazione ma consegnava una busta marrone troppo grande per la cassetta della posta. Ne è uscito un cartoncino in formato A4 con la scritta:

2° Premio Letterario Festival Giallo Garda
Romazi Editi – In Bianco di MARCO BIGLIAZZI

seguita dalla motivazione che ho riportato qui all’inizio. Lì per lì ho pensato che neanche una madre si sarebbe espressa così e se si considera poi che non ho rapporti di parentela con gli organizzatori del Festival la cosa si fa ancor più lusinghiera. Quindi, un grande grazie al Festival Giallo Garda e ai suoi organizzatori, e speriamo che questa motivazione contribuisca convincere qualche lettore in secca a provare ad affrontare le acque gialle di In Bianco.

mb

[postato originariamente su In Bianco]

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Una Menzione Speciale

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Un paio di settimane fa mi è arrivata un’inaspettata lettera elettrica. Visto che la quantità delle comunicazioni-spazzatura che riesce a intrufolarsi tra le maglie dei filtri antispam è comunque notevole, sulle prime ho pensato che potesse trattarsi di qualcosa del genere. Invece no: l’oggetto era Premio Letterario Festival Giallo Garda e il contenuto non era a proposito di cronografi assemblati, ingrandimenti di parti anatomiche o vincite a lotterie messicane. In breve, si trattava delle congratulazioni, fatte all’editore – Atmosphere Libri – e a me, per la menzione speciale conferita dalla giuria del Premio Letterario al mio romanzo In Bianco.

Insomma, non era spam: era vero, come si può vedere anche qui. Grazie, Giallo Garda.

mb

In Bianco al FiPiLi Horror Festival 2016

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FiPiLi potrebbe sembrare il soprannome di qualche adolescente amante del fantasy, del suo gatto o dell’amico di qualche Puffo e invece no: è il nome della Strada di Grande Comunicazione Firenze-Pisa-Livorno, quella che dal capoluogo toscano arriva alla costa, in breve la FiPiLi.

E’ un modo per designare una parte della Toscana, in questo caso sbilanciato decisamente verso la costa. Infatti, il FiPiLi Horror Festival è un’iniziativa labronica che dura vari giorni e, arrivata alla sua quinta edizione, si tiene proprio a Livorno.

Quest’anno, tra gli altri eventi in programma, c’è anche il mio romanzo In Bianco, che presenterò Sabato 23 Aprile alle 17:00, nel Foyer del Nuovo Teatro delle Commedie in via Terreni 5 (davanti al Cisternone) introdotto dall’amico Francesco Parasole. Quindi In Bianco, che è ambientato a Livorno, torna proprio nella sua città.

Ci vediamo lì, se vi va. Sarete i benvenuti.

mb

Il Retro della Toscana

Cavatorsoli

Marco Bigliazzi, Cavatorsoli, acrilico su tela, 70×50, 2004

Quando mi è capitato di dover parlare in pubblico, per esempio a proposito dei cartoni animati che ho realizzato o, più di recente, alle presentazioni del mio giallo In Bianco, non mi sono mai preparato prima quello che avrei detto. Certo, non è che non ne avessi idea, ma in queste circostanze sono sempre andato abbastanza a braccio, improvvisando in funzione della piega che avrebbe preso il discorso.

Presentando In Bianco mi sono accorto che c’è un argomento che ritorna: quello dei retri dei condomini. La prima volta è saltato fuori quando qualcuno mi ha chiesto perché avessi ambientato la storia proprio a Livorno (io che, tra parentesi, sono di origini pontederesi e, quindi, Pisano, che è come dire un Armeno per un Azero). Le ragioni sono parecchie e non è che sia stato lì ad analizzarle tutte prima di mettermi a scriverlo e neanche dopo; di certo c’entra che, banalmente, Livorno mi piace; mi piace che ci sia il porto, che abbia un aspetto più urbano – cioè di città più grande – rispetto a Pisa, mi piacciono certe aree industriali che vanno a finire in quello che dipingo, e così via. E poi c’è la questione dei retri dei condomini.

Non credo che sia una riflessione così originale, ma tant’è: in generale io preferisco i retri dei condomini rispetto ai fronti. Non parlo qui di palazzi di particolare pregio ma di edilizia corrente: in particolare quella di cui tante città italiane ferite dalla guerra si sono riempite negli anni cinquanta, sessanta e settanta – ma anche prima e dopo. Non sempre, certo, ma molto spesso le facciate di questi edifici mi sembrano di facciata; quasi sempre stanno a metà tra un timidissimo modernismo e la sbiadita copia di roba tradizionale o del passato, e in certi casi il tutto è condito da dettagli di genuina pacchianeria.

I retri, invece, no. I retri nascono per poter essere brutti nella misura in cui basta che non siano disfunzionali: vi ci si possono affastellare superfetazioni e impianti a vista e sono la libera repubblica della deroga dalla simmetria a tutti i costi. La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock (Rear Window, 1954) deve gran parte del suo fascino proprio ai retri dei palazzi che sono la sua unica scenografia.

Questo aspetto squisitamente edilizio ha un suo contraltare umano: nei retri si stendono panni, si accatastano seggiole e si appendono parabole più volentieri che in facciata. Quel che ne vien fuori è una variopinta caoticità che rimanda al singolo, a quello che abita proprio in quella finestra lì. Può succedere anche in facciata, certo, ma non come nel retro.

Bene, ma Livorno cosa c’entra? A parte il fatto, cioè, che comunque buona parte della città è stata costruita – e ricostruita – proprio in queste forme condominiali? Ecco: la Toscana (e anche l’Italia) abbonda certamente di centri storici con tratti, scorci o interi quartieri meravigliosi – Firenze, Lucca, Siena, certe parti della stessa Pisa, solo per dirne alcuni. Livorno, a parte forse per il Quartiere della Venezia Nuova, no. Ma questi centri toscani sono stati rifatti, rimpolpettati, anche pesantemente qualche volta – quasi un falso storico. Ma, senza arrivare a tanto, questi centri si sono imbellettati, hanno perso le loro funzioni fondanti, si sono imborghesiti, sono diventati delle facciate: stanno bene sulle classiche cartoline del turismo di massa. Livorno, no.

Ecco, quello che alle presentazioni di In Bianco mi è capitato – e mi ricapiterà – di dire è che, come esiste il retro di un condominio, Livorno è il retro della Toscana. Con tutto quel che segue.

E, a me, piace.

mb

(postato originariamente su In Bianco)

Mentire sapendolo

Marco Bigliazzi, Schizzo addormentato 2, pastello, biro e matita su carta, 2014

Marco Bigliazzi, Schizzo addormentato 2, pastello, biro e matita su carta, 2014

Ci sono frasi in cui mi capita spesso d’imbattermi che, immancabilmente, mi suonano storte; un inciampo logico nella ritmica del pensiero, un po’ come se in un pezzo di musica il batterista andasse per un momento fuori tempo. Le ritrovo un po’ dappertutto, dagli organi d’informazione alle discussioni quotidiane, segno che la loro diffusione è ampia e capillare.

Una di queste riguarda il mentire. Mente sapendo di mentire: quante volte si ritrova, tanto per fare un esempio, in bocca a un onorevole che parla di un nemico politico? Non mi torna mai, anche se ne capisco il senso. Mi sono chiesto perché e mi sono risposto: mentire implica di per sé la consapevolezza di dire il falso. Dunque, è perfettamente inutile, come minimo, puntualizzare che si sappia di mentire, quando lo si fa: se no, non si starebbe mentendo, ma dicendo involontariamente qualcosa di falso. Chi un tempo sosteneva che la terra fosse piatta non poteva essere accusato di mentire, casomai di essere ignorante. La frase, quindi, dal punto di vista strettamente logico non ha senso.

Ecco la definizione di mentire dal Vocabolario Treccani online: “alterare la verità, dire il falso con piena consapevolezza”. Niente da eccepire, quindi. La cosa curiosa però è che, poche righe più sotto, tra gli esempi è riportato: “mentiva sapendo di mentire, con piena coscienza e intenzione”. Cos’è? Una falla in questo poderoso utensile della lingua italiana? No: mentire sapendo di mentire sarebbe un’enfatizzazione retorica, un pleonasmo; in questo caso per sottolineare il dolo, la frequenza e la premeditazione nel compiere l’atto o la gravità della menzogna.

Quest’interpretazione ha senz’altro un suo senso ma, per lo meno alle mie orecchie, non salva la stortura della frase. Anche perché quest’uso retorico della lingua mi suona tronfio, sovraccarico: inutile, in fin dei conti; forse perché inflazionato, cioè usato tanto spesso da perdere valore come coloritura del discorso. Ecco forse perché nel mio romanzo In Bianco, che è un giallo e dove ci sono dei mentitori, non l’ho mai adoperata; anche se, a ben guardare, avrei forse potuto metterla in bocca a qualcuno dei personaggi, in qualche dialogo.

Per restare nei pleonasmi dello stesso tipo, comunque, preferisco di gran lunga il vituperato a me mi di scolastica memoria: accettato perfino dall’Accademia della Crusca, come rafforzativo del pronome, è meno pomposo, più spontaneo e più succinto.

A me, mi piace molto di più.

mb

New Cover For New Mystery Novel

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This is how the cover of my new mystery novel In Bianco (In White) will look like. The book is due for release nex month, i.e. November 2015. This image is actually a painting of mine, Maybe Later, acrylic on cardboard, 50×70, 2010.

Learn more about the book and what’s all about here.

Ecco qui la nuova copertina del mio nuovo libro, un giallo, intitolato In Bianco, che uscirà a novembre 2015. L’immagine è un mio dipinto, Casomai più tardi, acrilico su cartone, 50×70, 2010.

Per saperne di più, sul libro & la sua storia, potete dare un’occhiata qui.

In Bianco: un romanzo (giallo)

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Bene, questo è un annuncio in anteprima: a Novembre 2015 uscirà, per i tipi di Atmosphere Libri (che ha anche un blog su WP), In Bianco, il mio primo romanzo. Un giallo. Se voleste saperne di più, qui c’è il blog del libro.

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Marco Bigliazzi, In Bianco, Atmosphere Libri, Roma, 2015 – ISBN 9788865641644

Some book illustrations

On Cardboard Towns I started publishing a small bunch of quite old illustrations I have drawn for a quite old book of mine.

Way back in 1986, when I was a really young student, a small publisher – Felici Editore – approached me with the proposal to draw an illustrated book about Pisa. I thought a little while about it and then I went back to the kind, old man and said: – I’ll do it, but it will not be another dull book about monuments and beautiful sunsets on the river and stuff. Maybe there will be no tower at all.

Mr. Spartaco took a deep breath, shrugged and said: – Ok, begin drawing.

A few months later – after a hot summer spent feverishly writing and drafting – the book was ready and was eventually published in October.

The pictures above are some of the illustrations of this book, which was titled simply Pisa.