Category: painting

Galleria di acrilici #2 | Acrylics Gallery #2

Su Cardboard Towns, il blog dove raccolgo i miei eleganti sistemi per tappare le crepe sul muro & affini, ossia i miei dipinti e disegni, ho aggiornato anche la pagina della Galleria n° 2 di Acrilici su tela o cartone.

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On Cardboard Towns, the blog where I gather my paintings and drawings, I have updated also the Acrylics Gallery #2.

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Galleria di acrilici #1 | Acrylics Gallery #1

Su Cardboard Towns, il blog dove raccolgo i miei eleganti sistemi per tappare le crepe sul muro & affini, ossia i miei dipinti e disegni, ho aggiornato la pagina della Galleria n° 1 di Acrilici su tela o cartone.

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On Cardboard Towns, the blog where I gather my paintings and drawings, I have updated the Acrylics Gallery #1.

Come trasformarsi in un rompiscatole

Chi legge questo titolo potrebbe commentare: c’è chi ci nasce, rompiscatole, ed è ben vero – anche in questo caso, come sempre, una predisposizione naturale aiuta – ma qui vorrei parlare dei preziosi consigli che si trovano in rete per vendere la propria opera: che si tratti di letteratura, arti visive, musica o filo interdentale è indifferente, i consigli sono fondamentalmente sempre gli stessi e possono essere riassunti in: come trasformarsi in un rompiscatole.

Sembrerebbe questa la chiave del successo, secondo la tipica terminologia adoperata da questi consiglieri altruisti: esporre sé stessi e la propria storia anche se irrilevante, fare i socievoli a progetto e i tampinatori di rinterzo, infilarsi nel miraggio del fai-da-te della rete e dei suoi strumenti esclusivi – ché è quello, oggi, il modo moderno e a basso costo per campare.

Se provate a visitare uno qualunque di questi siti – molto spesso blog – che ospitano articoli in genere intitolati Come vendere il/la […] online, troverete più o meno la seguente lista di cose assolutamente da fare:

  1. aprire un sito/blog con la propria opera che si vuole vendere, meglio se con un dominio esclusivo (sennò potrebbe sembrare amatoriale)
  2. aggiornarlo, pubblicare articoli regolarmente, *anche se si ha poco o niente da dire (e siccome è impossibile essere originali e interessanti in perpetuo il sottinteso è: non copiare mai la roba di altri ma cambiala quel tanto che basta a non farti mandare a quel paese o in tribunale)
  3. essere social (termine inglese adoperato in italiano a indicare la socievolezza precotta dei vari faccialibro, twitter, pinterest, instagram, & c.)
  4. intessere quante più relazioni possibile, stando attenti a non oltrepassare il limite del fastidio ma senza alcun superfluo scrupolo per l’eventuale ipocrisia
  5. etichettare (loro dicono taggare, ma se lo scrivo mi ricominciano gli acufeni) con pertinenza le opere/prodotti, come in un inventario da supermarket per ritardati
  6. studiare i dati dei simpatici mezzi di tracciamento messi a disposizioone da questi e altri servizi (come gugolanalitics, una delle maggiori fosse comuni della privacy)
  7. fare campagne mirate di promozione (quello che vien definito targeted marketing, in cui tu sei un bersaglio e come tale vieni inseguito)
  8. commentare sui blog e sulle pagine e post social di altri *[vedi sopra], per intavolare discussioni artificiose e inconcludenti se non apertamente idiote
  9. cercare di ottenere post ospiti su blog altrui molto seguiti – un po’ come fare da gruppo spalla a qualche grande star del pop – *[vedi sopra]
  10. fare mailing list a cui scrivere regolarmente newsletter (due termini che riesco a scrivere uno dopo l’altro solo dopo un plasil) e altri tampinamenti analoghi
  11. farsi un account paypal o simili, che si ciuccerà una percentuale sul tuo venduto da aggiungere a quella delle carte di debito/credito/commissioni bancarie, e incrociare le dita

Ci può essere qualche variante, magari solo nell’ordine in cui vengono esposti i punti, ma il succo è questo: devi diventare un rompiscatole. Un rompiscatole soft, attenzione, uno che ti manda qualche email, che ti invita sui social a eventi e che pubblica commenti regolarmente. Certo, ci sono anche casi estremi: su un certo sito con un titolo emblematico tipo “scrittore vincente” o simili, oltre a questi punti si consigliava di portarsi sempre dietro il proprio libro, farlo vedere a chiunque s’incontrasse, non regalarne mai una copia e prendere sempre email e numero di telefono del malcapitato di turno. E qui forse si era già al di là del limite estremo della rompiscatoleria.

In ogni caso, la raccomandazione, talora sottintesa, per tutto questo marketing online è di saper scrivere bene e di essere onesti in quello che si dice (e che si fa).

Eh, già. Ci mancherebbe anche un rompiscatole sgrammaticato e disonesto.

mb

At the Saatchi Gallery, London

Quando la scorsa settimana, su pungolo del volenteroso Carlo Alberto Arzelà che sta curando una mia mostra per il giugno prossimo a Pisa, ho iscritto tre miei dipinti a un’iniziativa online della londinese Saatchi Gallery, non mi aspettavo niente. Ho compilato il modulo, allegato le immagini, premuto SEND e non ci ho più pensato. Un paio di giorni dopo sono arrivate due cortesi email in cui mi si diceva che due di questi erano stati selezionati davvero: Limite delle acque sicure (2018) e Si prega di bussare (2018). Così, adesso (non si sa per quanto) i suddetti sono stati posti in visione sullo schermo al secondo piano della galleria.

When I submitted three paintings of mine to an online project of the Saatchi Gallery, London, I didn’t expect anything. I just filled the online form, attached the images, pressed SEND and then forgot about it. A couple days after I received two kind emails telling me that two paintings of mine – Safe Water Limit (2018) and Knock Before Entering (2018) – have been selected to be put on display on screen at the 2nd floor.

 

La Grande Guerra Bacata | The Great Wormy War

Marco Bigliazzi (from Magritte), The Great Wormy War, 2016

Marco Bigliazzi (from Magritte), The Great Wormy War, 2016

Esistono varie versioni di un famoso dipinto di René Magritte intitolato La Grande Guerra (La Grande Guerre), quello con la mela verde che nasconde il volto dell’uomo con la bombetta. Questa è una mia rielaborazione, La Grande Guerra Bacata.

There are a few versions of a famous René Magritte’s painting, titled The Great War, the one with the green apple hiding the man’s face. This one is my silly version, The Great Wormy War.

Troppo Tardi Pei Petardi, musica & video

Troppo Tardi Pei Petardi (Latecomers For Firecrackers) è un pezzo per ensemble di percussioni. L’ho scritto, al solito, alla maniera di Conlon Nancarrow, cioè disegnando le note su dei rulli di pianola ed è qui eseguito da un’Orchestrina Digitale Economica (ODE). Il video che lo accompagna è un minestrone di spezzoni girati con un furbo congegno telefonico tascabile (smartphone).

 

PercLero (Percussion Bolero), un video

PercLero, come suggerisce la parola stessa, è un Percussion Bolero. L’ho scritto, anche questo, alla maniera di Conlon Nancarrow, cioè disegnando le note su dei rulli di pianola ed è qui eseguito da un’Orchestrina Digitale Economica (ODE). Per quelli che si dilettano di nozioni musicali, dirò che PercuLero si basa su un ostinato in 9/4 su cui saltellano qua e là gruppi irregolari, soprattutto 3, 5 e 7.

Sopra, nel video, ci ho infilato un po’ dei miei Schizzi Scatenati, perlopiù tecniche miste su carta di vario tipo.

 

Il Retro della Toscana

Cavatorsoli

Marco Bigliazzi, Cavatorsoli, acrilico su tela, 70×50, 2004

Quando mi è capitato di dover parlare in pubblico, per esempio a proposito dei cartoni animati che ho realizzato o, più di recente, alle presentazioni del mio giallo In Bianco, non mi sono mai preparato prima quello che avrei detto. Certo, non è che non ne avessi idea, ma in queste circostanze sono sempre andato abbastanza a braccio, improvvisando in funzione della piega che avrebbe preso il discorso.

Presentando In Bianco mi sono accorto che c’è un argomento che ritorna: quello dei retri dei condomini. La prima volta è saltato fuori quando qualcuno mi ha chiesto perché avessi ambientato la storia proprio a Livorno (io che, tra parentesi, sono di origini pontederesi e, quindi, Pisano, che è come dire un Armeno per un Azero). Le ragioni sono parecchie e non è che sia stato lì ad analizzarle tutte prima di mettermi a scriverlo e neanche dopo; di certo c’entra che, banalmente, Livorno mi piace; mi piace che ci sia il porto, che abbia un aspetto più urbano – cioè di città più grande – rispetto a Pisa, mi piacciono certe aree industriali che vanno a finire in quello che dipingo, e così via. E poi c’è la questione dei retri dei condomini.

Non credo che sia una riflessione così originale, ma tant’è: in generale io preferisco i retri dei condomini rispetto ai fronti. Non parlo qui di palazzi di particolare pregio ma di edilizia corrente: in particolare quella di cui tante città italiane ferite dalla guerra si sono riempite negli anni cinquanta, sessanta e settanta – ma anche prima e dopo. Non sempre, certo, ma molto spesso le facciate di questi edifici mi sembrano di facciata; quasi sempre stanno a metà tra un timidissimo modernismo e la sbiadita copia di roba tradizionale o del passato, e in certi casi il tutto è condito da dettagli di genuina pacchianeria.

I retri, invece, no. I retri nascono per poter essere brutti nella misura in cui basta che non siano disfunzionali: vi ci si possono affastellare superfetazioni e impianti a vista e sono la libera repubblica della deroga dalla simmetria a tutti i costi. La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock (Rear Window, 1954) deve gran parte del suo fascino proprio ai retri dei palazzi che sono la sua unica scenografia.

Questo aspetto squisitamente edilizio ha un suo contraltare umano: nei retri si stendono panni, si accatastano seggiole e si appendono parabole più volentieri che in facciata. Quel che ne vien fuori è una variopinta caoticità che rimanda al singolo, a quello che abita proprio in quella finestra lì. Può succedere anche in facciata, certo, ma non come nel retro.

Bene, ma Livorno cosa c’entra? A parte il fatto, cioè, che comunque buona parte della città è stata costruita – e ricostruita – proprio in queste forme condominiali? Ecco: la Toscana (e anche l’Italia) abbonda certamente di centri storici con tratti, scorci o interi quartieri meravigliosi – Firenze, Lucca, Siena, certe parti della stessa Pisa, solo per dirne alcuni. Livorno, a parte forse per il Quartiere della Venezia Nuova, no. Ma questi centri toscani sono stati rifatti, rimpolpettati, anche pesantemente qualche volta – quasi un falso storico. Ma, senza arrivare a tanto, questi centri si sono imbellettati, hanno perso le loro funzioni fondanti, si sono imborghesiti, sono diventati delle facciate: stanno bene sulle classiche cartoline del turismo di massa. Livorno, no.

Ecco, quello che alle presentazioni di In Bianco mi è capitato – e mi ricapiterà – di dire è che, come esiste il retro di un condominio, Livorno è il retro della Toscana. Con tutto quel che segue.

E, a me, piace.

mb

(postato originariamente su In Bianco)

90 Schizzi da Pacchi, un video

Sino a oggi ho disegnato 90 Brown Paper Sketches ossia Schizzi da Pacchi. L’altro ieri ne ho messo le immagini dentro a un video e ho scritto una musichetta come colonna sonora. 90 Brown Paper Sketches è il risultato e lo potete vedere qui sopra.

Gli Schizzi da Pacchi | The Brown Paper Sketches

Li ho chiamati Schizzi da Pacchi perché sono fatti su carta da pacchi. Tecniche miste: pastelli, carboncini, grafite, biro, marker, ma sempre su carta da pacchi. Su Cardboard Towns ho aggiornato la galleria che li raccoglie tutti; al momento sono 90.
On Cardboard Towns, I have just updated the Brown Paper Sketches Gallery.

 

 

New Cover For New Mystery Novel

InBianco_Copertina_nuova_low

This is how the cover of my new mystery novel In Bianco (In White) will look like. The book is due for release nex month, i.e. November 2015. This image is actually a painting of mine, Maybe Later, acrylic on cardboard, 50×70, 2010.

Learn more about the book and what’s all about here.

Ecco qui la nuova copertina del mio nuovo libro, un giallo, intitolato In Bianco, che uscirà a novembre 2015. L’immagine è un mio dipinto, Casomai più tardi, acrilico su cartone, 50×70, 2010.

Per saperne di più, sul libro & la sua storia, potete dare un’occhiata qui.