Category: art

Non solo analfabeti

Marco Bigliazzi, Urban Anatomy Sketch 3, 2014

Da qualche tempo, per i motivi che ho esposto qui, ho aperto un profilo faccialibro, ancorché farlocco, e di conseguenza sono venuto a contatto con la sociologia social. Benché io sia ben lungi dal reputarmi un antropologo anche di livello amatoriale, ne ho viste di cose che – benché a posteriori tutto sommato banali nel senso che già si poteva ben immaginarsele – creano sempre una certa sorpresa o costernazione, quando ce le si trovi davvero davanti.

Tra le tante (e ormai ben note: dal razzi-fascismo al qualunquismo ascientifico a un assortimento di fanatismi complottoidi) su tutte impera l’apparente, disastroso analfabetismo di gran parte dei faccialibrini. Ben al di là della semplice sgrammaticatura o del refuso, questi esempi che fanno apparire la congiuntivite fantozziana un’Accademia della Crusca varcano l’orizzonte degli eventi del buco nero della pura ignoranza.

Ho scritto apparente non per soverchia fiducia nelle facoltà linguistiche dei miei compatrioti, ma perché ritengo che la gran parte di questi errori/orrori sia da imputare, oltre che al suddetto e indiscutibile pozzo nero di scienza grammaticale, alla foga di manifestarsi. E’ vero: il massacro degli ausiliari essere e avere (è come congiunzione, ho come disgiunzione, e-o-ai-anno & c. come verbi) è compiuto – e forse dipende anche da regionalismi non trattati; il condizionale è spesso un apparecchio per rinfrescare l’aria; la consecutio per carità, meglio la persecutio.

Tuttavia, ho l’impressione che il meccanismo soggiacente a tanto stupro (formale: ma non solo) sia dato in buona misura dall’urgenza di rispondere a tono, di affermare il proprio punto,  di non farsi mettere i piedi in testa senza perder tempo in ragionamenti – e difatti proprio questi vanno a farsi friggere. Una specie di talk show col monitor in cui chi scrive lo fa nel privato del proprio giramento di scatole e delle proprie coronarie ingrossate, senza por tempo in mezzo tra una stoccata e l’altra. Cercar di scrivere correttamente, in questo senso, non sarebbe solo un vezzo da eruditi, ma – in sovrappiù – una forma di rispetto per l’interlocutore. Anche quando quest’ultimo di rispetto non ne meriti granché.

Perciò, ben lungi dall’essere solo un fatto di natura formale determinato da cause formali, si tratta di un sintomo sinistro specifico di questi social, proprio per il meccanismo con cui funzionano.

Non solo analfabetismo, insomma.

mb

 

Sagra di Ecologia & Patriottismo

Si rinnova anche quest’anno la Sagra di Ecologia & Patriottismo, che porta sopra alle vostre testoline le evoluzioni degli eroici avieri, con in più: gratuito e rombante scompenso acustico, ingorghi-passatempo su tutta la viabilità e un marginale ma ardito manipolo di criptofascitelli commossi dalle scie colorate che si disegnano vittoriose negl’Italici Cieli. Gadget: scie patriottiche anche in confezione spray.

Vivere Bio: Deodorante per Ambienti al Tonno Naturale

NOVITA’ – Una nuova fragranza tutta particolare per la casa, il Deodorante per Ambienti al Tonno Naturale nel suo pratico ed elegante diffusore, adatto dalla toilette alla sala, dal ripostiglio alla camera da letto, conferisce un tocco d’originalità e fantasia a ogni abitazione. Disponibile anche nelle versioni Stoccafisso Ammollato e Cozza Spiaggiata.

La Chanson du Decervelage

Alfred Jarry (1873-1907) è stato un personaggio che, come si può arguire dalle date tra parentesi, è campato poco. Fuori dalle parentesi, però, ha lasciato tanto – almeno per chi lo vede, questo tanto. Basterebbe la Patafisica (ovvero, la scienza delle soluzioni immaginarie) a renderlo importante (o immortale, per gli appassionati d’eternità).

Tra le molte altre cosette lasciateci da Jarry, c’è la Chanson du décervelage, tratta da Ubu Cocu (Ubu cornuto), secondo episodio della serie dedicata a Ubu. Questa versione, musicata da Charles Pourny e Claude Terrasse, è eseguita dal Coro e Orchestra del Cymbalum Pataphysicum. Una versione meno recente è questa, registrata nel 1951 dal Chœur du Collège de Pataphysique:

Ce n’è poi una versione tutta italiana, intitolata Decervellamento, rivista, riscritta ed eseguita da Vinicio Capossela nel suo album Canzoni a Manovella del 2000:

Ed ecco il testo originale di Alfred:

La Chanson du décervelage

Je fus pendant longtemps ouvrier ébéniste,
Dans la ru’ du Champ d’Mars, d’la paroiss’ de Toussaints.
Mon épouse exerçait la profession d’modiste,
  Et nous n’avions jamais manqué de rien. —
  Quand le dimanch’ s’annonçait sans nuage,
  Nous exhibions nos beaux accoutrements
  Et nous allions voir le décervelage
  Ru’ d’l’Échaudé, passer un bon moment.
              Voyez, voyez la machin’ tourner,
              Voyez, voyez la cervell’ sauter,
              Voyez, voyez les Rentiers trembler ;
(Chœurs) :  Hourra, cornes-au-cul, vive le Père Ubu !

Nos deux marmots chéris, barbouillés d’confitures,
Brandissant avec joi’ des poupins en papier,
Avec nous s’installaient sur le haut d’la voiture
  Et nous roulions gaîment vers l’Échaudé. —
  On s’précipite en foule à la barrière,
  On s’fich’ des coups pour être au premier rang ;
  Moi je m’mettais toujours sur un tas d’pierres
  Pour pas salir mes godillots dans l’sang.
              Voyez, voyez la machin’ tourner,
              Voyez, voyez la cervell’ sauter,
              Voyez, voyez les Rentiers trembler ;
(Chœurs) :  Hourra, cornes-au-cul, vive le Père Ubu !

Bientôt ma femme et moi nous somm’s tout blancs d’cervelle,
Les marmots en boulott’nt et tous nous trépignons
En voyant l’Palotin qui brandit sa lumelle,
  Et les blessur’s et les numéros d’plomb. —
  Soudain j’perçois dans l’coin, près d’la machine,
  La gueul’ d’un bonz’ qui n’m’revient qu’à moitié.
  Mon vieux, que j’dis, je r’connais ta bobine,
  Tu m’as volé, c’est pas moi qui t’plaindrai.
              Voyez, voyez la machin’ tourner,
              Voyez, voyez la cervell’ sauter,
              Voyez, voyez les Rentiers trembler ;
(Chœurs) :  Hourra, cornes-au-cul, vive le Père Ubu !

Soudain j’me sens tirer la manch’ par mon épouse :
Espèc’ d’andouill’, qu’ell’m’dit, v’là l’moment d’te montrer :
Flanque-lui par la gueule un bon gros paquet d’bouse,
  V’là l’Palotin qu’a just’ le dos tourné. —
  En entendant ce raisonn’ment superbe,
  J’attrap’ sus l’coup mon courage à deux mains :
  J’flanque au Rentier une gigantesque merdre
  Qui s’aplatit sur l’nez du Palotin.
              Voyez, voyez la machin’ tourner,
              Voyez, voyez la cervell’ sauter,
              Voyez, voyez les Rentiers trembler ;
(Chœurs) :  Hourra, cornes-au-cul, vive le Père Ubu !

Aussitôt j’suis lancé par-dessus la barrière,
Par la foule en fureur je me vois bousculé
Et j’suis précipité la tête la première
  Dans l’grand trou noir d’ous qu’on n’revient jamais. —
  Voilà c’que c’est qu’d’aller s’prom’ner l’dimanche
  Ru’ d’l’Échaudé pour voir décerveler,
  Marcher l’Pinc’-Porc ou bien l’Démanch’-Commanche,
  On part vivant et l’on revient tudé.
              Voyez, voyez la machin’ tourner,
              Voyez, voyez la cervell’ sauter,
              Voyez, voyez les Rentiers trembler ;
(Chœurs) :  Hourra, cornes-au-cul, vive le Père Ubu !

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La cui traduzione fedele suona così:

MEMNON
Per molto tempo fui operaio ebanista
In via Campo di Marte, parocchia d’Ognissanti;
La mia sposa faceva la modista,
E in questo modo si tirava avanti.
Quando la domenica s’annunciava serena
Sfoggiavamo i vestiti della festa,
Andavamo a veder decervellare
In via dell’Echaudé, tanto per fare.
Vedete, vedete la macchina girare,
Vedete, vedete il cervello schizzare,
Vedete, vedete il riccone tremare…

I PALOTINI
Urrà! Corna in culo! Viva il Padre Ubu!

MEMNON
I nostri due marmocchi impiastricciati,
Brandendo lieti i giocattoli di carta
S’installavan con noi sulla vettura,
E correvamo felici in via Echaudé,
E lì a precipizio tutti allo steccato
Menando colpi per la prima fila.
Io stavo sempre su un mucchio di sassi
Per non sporcar di sangue gli scarponi
Vedete, vedete la macchina girare,
Vedete, vedete il cervello schizzare,
Vedete, vedete il riccone tremare…

I PALOTTINI
Urrà! Corna in culo! Viva il Padre Ubu!

MEMNON
Eccoci, me e mia moglie, bianchicci di cervella:
I marmocchi ne mangiano, e noi ci eccitiamo
Vedendo il palottino brandir la sua lumella
E le ferite e i piombi ci godiamo.
Poi vedo in un angolo, alla macchina vicino
Un brutto ceffo che mi torna poco.
Riconosco il tuo grugno, caro mio,
M’hai derubato, non mi fai certo pena.
Vedete, vedete la macchina girare,
Vedete, vedete il cervello schizzare,
Vedete, vedete il riccone tremare…

I PALOTINI
Urrà! Corna in culo! Viva il Padre Ubu!

MEMNON
A un tratto per la manica mi sento tirare
Dalla mia sposa; fatti avanti salame, questo è il momento!
Sbattigli sul muso una merda di vacca,
Ora che il Palotino s’è girato in là!
Sentendo questo ragionamento superbo,
Prendo sul colpo il coraggio a due mani,
Schiaffo verso il riccone una gran merda
Che sul naso al Palotino si spatacca.

I PALOTINI E MEMNON
Vedete, vedete la macchina girare,
Vedete, vedete il cervello schizzare,
Vedete, vedete il riccone tremare…

MEMNON
Subito oltre il recinto son scaraventato
Dalla folla infuriata mi sento strapazzato,
E son precipitato a testa in giù
Nel gran buco nero da cui non torni più.
Ecco che cosa capita se passeggi la domenica
In via dell’Echaudé per vedere decervallare,
Funzionare il Pinza-Porco o la Dimenca-Menca:
Si parte vivi e si ritorna morti!

I PALOTTINI E MEMNON
Vedete, vedete la macchina girare,
Vedete, vedete il cervello schizzare,
Vedete, vedete il riccone tremare…
Urrà! Corna in culo! Viva il Padre Ubu!

 

La Grande Guerra Bacata | The Great Wormy War

Marco Bigliazzi (from Magritte), The Great Wormy War, 2016

Marco Bigliazzi (from Magritte), The Great Wormy War, 2016

Esistono varie versioni di un famoso dipinto di René Magritte intitolato La Grande Guerra (La Grande Guerre), quello con la mela verde che nasconde il volto dell’uomo con la bombetta. Questa è una mia rielaborazione, La Grande Guerra Bacata.

There are a few versions of a famous René Magritte’s painting, titled The Great War, the one with the green apple hiding the man’s face. This one is my silly version, The Great Wormy War.

Una Menzione Speciale

GialloGarda

Un paio di settimane fa mi è arrivata un’inaspettata lettera elettrica. Visto che la quantità delle comunicazioni-spazzatura che riesce a intrufolarsi tra le maglie dei filtri antispam è comunque notevole, sulle prime ho pensato che potesse trattarsi di qualcosa del genere. Invece no: l’oggetto era Premio Letterario Festival Giallo Garda e il contenuto non era a proposito di cronografi assemblati, ingrandimenti di parti anatomiche o vincite a lotterie messicane. In breve, si trattava delle congratulazioni, fatte all’editore – Atmosphere Libri – e a me, per la menzione speciale conferita dalla giuria del Premio Letterario al mio romanzo In Bianco.

Insomma, non era spam: era vero, come si può vedere anche qui. Grazie, Giallo Garda.

mb

Individui formato famiglia

Marco Bigliazzi, Schizzo Addormentato 18, pastello, grafite e biro su carta, 2014

Marco Bigliazzi, Schizzo Addormentato 18, pastello, grafite e biro su carta, 2014

I consumi delle famiglie. Il reddito delle famiglie. Il bilancio delle famiglie. I bisogni delle famiglie. I luoghi di vacanza delle famiglie. Il/la [riempite voi lo spazio] delle famiglie. Da parecchio tempo, ormai, molti temi di natura economica e sociale vengono riferiti sempre a un’unità molto precisa: la famiglia. In un mondo familiare come questo è normale che l’individuo sparisca, ovvero diventi qualcosa di statisticamente e culturalmente irrilevante. Non solo il single, ma anche l’individuo che pure è parte di un nucleo familiare, perdono la dignità di essere contati, figuriamoci poi di contare. Monade indissolubile di questo universo contemporaneo è la famiglia e guai a chi se ne pone fuori anche solo per un minuto: diventa un asociale, una minaccia, o semplicemente trascurabile – oppure, come si dice da queste parti, un bischero sciolto.

Credo si possa ringraziare di questo risultato la millenaria tradizione della chiesa e dei suoi membri assieme alla bigotta ipocrisia dei suoi sostenitori politici, economici e culturali – gli stessi (liberisti, perlopiù) che hanno sempre paventato lo spauracchio della perdita d’identità individuale e di libertà di fronte all’estensione dei diritti e all’equa distribuzione delle risorse, sbrigativamente bollata come strumento di massificazione comunista (vedi, giusto per fare un esempio, l’opposizione USA alla sanità pubblica).

Così, oggi, se non sei una famiglia non sei nessuno, non hai certi diritti. Non importa se sei una persona, che potrebbe anche scegliere se e come strutturarsi in una famiglia più o meno allargata oppure no, sei solo trascurabile. Quelli che contano, anche se poco, anche solo per fini statistici, sono gli individui formato famiglia. Bye bye a tutti gli altri.

mb