Category: art

Surprise Ceiling | Soffitto a sorpresa

See what hides himself in a living-room ceiling, sometimes.

Ma guarda cosa si cela, talvolta, nel soffitto del soggiono.

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In Nero @Salone Internazionale del Libro, Torino, 14/05/18

 

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In Nero , il mio secondo romanzo dopo In Bianco (due gialli ambientati a Livorno, principalmente), arriva a Torino, e precisamente al Salone Internazionale del Libro, dove sarà presentato (da me, oltre che dall’editore) Lunedì 14 Maggio alle 16:30, presso lo spazio di Lorenzo de’ Medici Press, al Padiglione 3, Stand 42

mb

Galleria di acrilici #2 | Acrylics Gallery #2

Su Cardboard Towns, il blog dove raccolgo i miei eleganti sistemi per tappare le crepe sul muro & affini, ossia i miei dipinti e disegni, ho aggiornato anche la pagina della Galleria n° 2 di Acrilici su tela o cartone.

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On Cardboard Towns, the blog where I gather my paintings and drawings, I have updated also the Acrylics Gallery #2.

Galleria di acrilici #1 | Acrylics Gallery #1

Su Cardboard Towns, il blog dove raccolgo i miei eleganti sistemi per tappare le crepe sul muro & affini, ossia i miei dipinti e disegni, ho aggiornato la pagina della Galleria n° 1 di Acrilici su tela o cartone.

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On Cardboard Towns, the blog where I gather my paintings and drawings, I have updated the Acrylics Gallery #1.

Come trasformarsi in un rompiscatole

Chi legge questo titolo potrebbe commentare: c’è chi ci nasce, rompiscatole, ed è ben vero – anche in questo caso, come sempre, una predisposizione naturale aiuta – ma qui vorrei parlare dei preziosi consigli che si trovano in rete per vendere la propria opera: che si tratti di letteratura, arti visive, musica o filo interdentale è indifferente, i consigli sono fondamentalmente sempre gli stessi e possono essere riassunti in: come trasformarsi in un rompiscatole.

Sembrerebbe questa la chiave del successo, secondo la tipica terminologia adoperata da questi consiglieri altruisti: esporre sé stessi e la propria storia anche se irrilevante, fare i socievoli a progetto e i tampinatori di rinterzo, infilarsi nel miraggio del fai-da-te della rete e dei suoi strumenti esclusivi – ché è quello, oggi, il modo moderno e a basso costo per campare.

Se provate a visitare uno qualunque di questi siti – molto spesso blog – che ospitano articoli in genere intitolati Come vendere il/la […] online, troverete più o meno la seguente lista di cose assolutamente da fare:

  1. aprire un sito/blog con la propria opera che si vuole vendere, meglio se con un dominio esclusivo (sennò potrebbe sembrare amatoriale)
  2. aggiornarlo, pubblicare articoli regolarmente, *anche se si ha poco o niente da dire (e siccome è impossibile essere originali e interessanti in perpetuo il sottinteso è: non copiare mai la roba di altri ma cambiala quel tanto che basta a non farti mandare a quel paese o in tribunale)
  3. essere social (termine inglese adoperato in italiano a indicare la socievolezza precotta dei vari faccialibro, twitter, pinterest, instagram, & c.)
  4. intessere quante più relazioni possibile, stando attenti a non oltrepassare il limite del fastidio ma senza alcun superfluo scrupolo per l’eventuale ipocrisia
  5. etichettare (loro dicono taggare, ma se lo scrivo mi ricominciano gli acufeni) con pertinenza le opere/prodotti, come in un inventario da supermarket per ritardati
  6. studiare i dati dei simpatici mezzi di tracciamento messi a disposizioone da questi e altri servizi (come gugolanalitics, una delle maggiori fosse comuni della privacy)
  7. fare campagne mirate di promozione (quello che vien definito targeted marketing, in cui tu sei un bersaglio e come tale vieni inseguito)
  8. commentare sui blog e sulle pagine e post social di altri *[vedi sopra], per intavolare discussioni artificiose e inconcludenti se non apertamente idiote
  9. cercare di ottenere post ospiti su blog altrui molto seguiti – un po’ come fare da gruppo spalla a qualche grande star del pop – *[vedi sopra]
  10. fare mailing list a cui scrivere regolarmente newsletter (due termini che riesco a scrivere uno dopo l’altro solo dopo un plasil) e altri tampinamenti analoghi
  11. farsi un account paypal o simili, che si ciuccerà una percentuale sul tuo venduto da aggiungere a quella delle carte di debito/credito/commissioni bancarie, e incrociare le dita

Ci può essere qualche variante, magari solo nell’ordine in cui vengono esposti i punti, ma il succo è questo: devi diventare un rompiscatole. Un rompiscatole soft, attenzione, uno che ti manda qualche email, che ti invita sui social a eventi e che pubblica commenti regolarmente. Certo, ci sono anche casi estremi: su un certo sito con un titolo emblematico tipo “scrittore vincente” o simili, oltre a questi punti si consigliava di portarsi sempre dietro il proprio libro, farlo vedere a chiunque s’incontrasse, non regalarne mai una copia e prendere sempre email e numero di telefono del malcapitato di turno. E qui forse si era già al di là del limite estremo della rompiscatoleria.

In ogni caso, la raccomandazione, talora sottintesa, per tutto questo marketing online è di saper scrivere bene e di essere onesti in quello che si dice (e che si fa).

Eh, già. Ci mancherebbe anche un rompiscatole sgrammaticato e disonesto.

mb

At the Saatchi Gallery, London

Quando la scorsa settimana, su pungolo del volenteroso Carlo Alberto Arzelà che sta curando una mia mostra per il giugno prossimo a Pisa, ho iscritto tre miei dipinti a un’iniziativa online della londinese Saatchi Gallery, non mi aspettavo niente. Ho compilato il modulo, allegato le immagini, premuto SEND e non ci ho più pensato. Un paio di giorni dopo sono arrivate due cortesi email in cui mi si diceva che due di questi erano stati selezionati davvero: Limite delle acque sicure (2018) e Si prega di bussare (2018). Così, adesso (non si sa per quanto) i suddetti sono stati posti in visione sullo schermo al secondo piano della galleria.

When I submitted three paintings of mine to an online project of the Saatchi Gallery, London, I didn’t expect anything. I just filled the online form, attached the images, pressed SEND and then forgot about it. A couple days after I received two kind emails telling me that two paintings of mine – Safe Water Limit (2018) and Knock Before Entering (2018) – have been selected to be put on display on screen at the 2nd floor.

 

I Re Mogi

Come tutti, da piccolo mi son sempre chiesto: cos’è la mirra? Un refuso per birra? Quest’incertezza ha intristito i tre personaggi.

Visto che il solstizio d’inverno s’avvicina – e con esso quella festicciuola cara ai clericali & affini e nota col nome di Natale – ecco una vignetta a buon mercato che prende spunto dalla mitologia ad essa legata: un’immagine dei Re Mogi.

In Nero alle Officine Garibaldi

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E’ risaputo: a meno che non si tratti di un autore già molto noto, preferibilmente anche un personaggio radiofonico o – meglio – televisivo, alle presentazioni dei libri non ci va quasi nessuno. Ci sono editori che sperano nelle cerchie personali dell’autore – quelle familiari o di faccialibro – per vendere qualche copia.

Ma tant’è, pare che le presentazioni vadano fatte. C’è anche chi ci si diverte, ad innaffiare il proprio io con le chiacchiere letterarie. Buon per lui. Per me è più o meno come fare il piazzista e interessante nello stesso modo.

Eccomi quindi in questi panni, in questo periodo, stavolta all’auditorium delle Officine Garibaldi, un nuovissimo centro polifunzionale in via Gioberti 39, a Pisa, dove venerdì prossimo, il 24 novembre alle 17:30, presenterò il mio secondo romanzo, In Nero.

E ho già scritto il terzo In Rosso. Un altro articolo per piazzisti.

mb

Corsi – 1

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Per l’anno accademico 2017-18, a partire dalla seconda metà di ottobre, terrò il corso di videografica presso l’Accademia di Belle Arti Alma Artis di Pisa. Il programma, in breve, prevederà la realizzazione del teaser per la presentazione dell’idea di una serie originale d’animazione.

Un blog per Taratabong

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Dopo qualche anno da quando andò in onda (su Rai 3) il primo episodio, ecco online il sito/blog dedicato a Taratabong! Il Mondo dei Musicilli, la serie animato che ho creato insieme a Fabrizio Bondi e diretto per 52 episodi, con le musiche di Patrizio Fariselli e che al momento è trasmessa un po’ in tutto il mondo (ma non in Italia).

Some years after the airing of the first episode, the website/blog of Taratabong! The World of Meloditties is now online, the series that I created with Fabrizio Bondi and directed for 52 episodes, with the music by Patrizio Fariselli, still broadcasted all over the world (except Italy).

Grafica & Tamburi

Da quando ero un segaligno dodicenne suono la batteria. Fra breve, tra parentesi, uscirà il disco dei Parafulmini, la band in cui scrivo musichette e percuoto pelli e metalli, Tenere Fuori Dalla Portata Dei Bambini. Questa, comunque, è solo una breve riflessione, gratis, sulle percussioni – specie per quel che riguarda tamburi e piatti.

Ho sempre avuto l’impressione, suonando o ascoltando un brano di musica, che i suoni di tamburi e piatti (in particolare l’hi-hat e il ride, ma anche certi china type) equivalessero alle linee grafiche, ai tratti di un disegno: come dire che la batteria traccia i contorni mentre altri strumenti non percussivi forniscono le campiture.

Chissà. Forse sarà anche perché disegno, anche da prima che iniziassi a suonare la batteria, che mi vengono in mente cose del genere. Però, non mi sembrano poi tanto fuori dal vaso – o, meglio, fuori tempo.

mb

Non solo analfabeti

Marco Bigliazzi, Urban Anatomy Sketch 3, 2014

Da qualche tempo, per i motivi che ho esposto qui, ho aperto un profilo faccialibro, ancorché farlocco, e di conseguenza sono venuto a contatto con la sociologia social. Benché io sia ben lungi dal reputarmi un antropologo anche di livello amatoriale, ne ho viste di cose che – benché a posteriori tutto sommato banali nel senso che già si poteva ben immaginarsele – creano sempre una certa sorpresa o costernazione, quando ce le si trovi davvero davanti.

Tra le tante (e ormai ben note: dal razzi-fascismo al qualunquismo ascientifico a un assortimento di fanatismi complottoidi) su tutte impera l’apparente, disastroso analfabetismo di gran parte dei faccialibrini. Ben al di là della semplice sgrammaticatura o del refuso, questi esempi che fanno apparire la congiuntivite fantozziana un’Accademia della Crusca varcano l’orizzonte degli eventi del buco nero della pura ignoranza.

Ho scritto apparente non per soverchia fiducia nelle facoltà linguistiche dei miei compatrioti, ma perché ritengo che la gran parte di questi errori/orrori sia da imputare, oltre che al suddetto e indiscutibile pozzo nero di scienza grammaticale, alla foga di manifestarsi. E’ vero: il massacro degli ausiliari essere e avere (è come congiunzione, ho come disgiunzione, e-o-ai-anno & c. come verbi) è compiuto – e forse dipende anche da regionalismi non trattati; il condizionale è spesso un apparecchio per rinfrescare l’aria; la consecutio per carità, meglio la persecutio.

Tuttavia, ho l’impressione che il meccanismo soggiacente a tanto stupro (formale: ma non solo) sia dato in buona misura dall’urgenza di rispondere a tono, di affermare il proprio punto,  di non farsi mettere i piedi in testa senza perder tempo in ragionamenti – e difatti proprio questi vanno a farsi friggere. Una specie di talk show col monitor in cui chi scrive lo fa nel privato del proprio giramento di scatole e delle proprie coronarie ingrossate, senza por tempo in mezzo tra una stoccata e l’altra. Cercar di scrivere correttamente, in questo senso, non sarebbe solo un vezzo da eruditi, ma – in sovrappiù – una forma di rispetto per l’interlocutore. Anche quando quest’ultimo di rispetto non ne meriti granché.

Perciò, ben lungi dall’essere solo un fatto di natura formale determinato da cause formali, si tratta di un sintomo sinistro specifico di questi social, proprio per il meccanismo con cui funzionano.

Non solo analfabetismo, insomma.

mb