Ipocrisia + ricatto = pubblicità

Cercando in rete informazioni su un’ennesima, eccitante novità tecnologica inventata dal governo (leggi: elettroburocrazia inutile e malfunzionante), la cosiddetta Carta del Docente (che meriterebbe da sola un’articoletto di fantapolitica), mi sono imbattuto nel seguente cartello:

ipocriti

Il sito in questione è Blasting News che, come molti altri, ha deciso di giocare la carta del vittimismo per colpevolizzare gli utenti che legittimamente si difendono dall’invasione della propria riservatezza (leggi: tracciamento e profilazione, perlopiù a loro insaputa) e da una pubblicità sempre più martellante e intrusiva.

Ho già scritto altrove a proposito degli AdBlocker, ossia i blocca pubblicità, della guerra che si è scatenata loro intorno e del perché essi non possano essere considerati fuorilegge né moralmente discutibili. Qui mi limiterò a tradurre il simpatico cartello:

ipocrititraduzione

Ecco. E’ chiaro infatti che non può essere in nessun caso colpa tua, utente, se un datore di lavoro decide di licenziare qualcuno o se la sua azienda va a rotoli perché non riesce a stare in piedi senza tracciarti, profilarti o martellarti. Di che si tratta allora? Di ipocrisia e ricatto, gli ingredienti di cui – almeno in casi come questo – è fatta la pubblicità.

mb

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