La tessera del sudiciume

E l’erosione della cosa pubblica

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Identificarsi.
Avvicino la tessera al sensore.
Buongiorno 0106745.

Ed ecco che dopo un ronzio, un bip e uno scatto posso far pressione sul pedale, aprire l’imboccatura e disfarmi di plastiche, residui organici, carta o bottiglie.

Sembrerebbe un vecchio film di fantascienza o di fantapolitica: il display a cristalli liquidi coi suoi laconici messaggi, i suoni elettronici e meccanici – e invece no, è accanto a casa mia. Perché da un mesetto a questa parte è entrato in funzione anche qui il sitema di raccolta differenziata a tessera: una carta plastificata magnetica come tante – dalla patente al bancomat passando per quelle dei negozi che cercano di fidelizzarti.

La tessera del sudiciume.

La quale, in poche parole, significa: se sei residente in zona e paghi la relativa tassa, puoi sbarazzarti della tua immondizia, altrimenti no. Se sei di passaggio non hai diritto a utilizzare questo sistema: devi cercarti uno dei rari cestini pubblici, di regola indifferenziati, e accontentarti di quello.

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E be’? Che volete che siano questi piccoli disagi, in confronto ai benefici di una raccolta ecologica, intelligente, moderna?

Niente, figuriamoci, anche se poi va a finire che certi non residenti si sentano autorizzati più del solito a lasciare le loro cartacce in giro. Ma il punto non è questo.

L’accoppiata cassonetto intelligente + tessera del sudiciume è un altro sintomo della progressiva erosione della cosa pubblica, degli spazi e servizi rivolti indifferentemente a tutti in favore di altri che pubblici lo sono un po’ meno: più localizzati, appannaggio cioè di un sottoinsieme territoriale – i cittadini che abitano nelle vicinanze.

Non è una novità: questa tendenza si era inaugurata una trentina d’anni fa, con l’inizio della chiusura dei centri – storici o meno – al traffico. I residenti – di solito previo pagamento di un permesso annuale – conservano il diritto di transitare e parcheggiare, tutti gli altri no. Misura indispensabile, si dirà, anche se in aperta contraddizione con una politica d’incentivo all’acquisto del mezzo privato, di sfrenato sostegno al mercato dell’auto, che fa squadra con una parallela miseria d’investimenti nel trasposto pubblico.

La vita urbana in un sistema economico come il nostro tende quindi a restringere gli spazi e i servizi collettivi, che anziché per tutti, indistintamente, diventano esclusiva per pochi secondo un criterio di prossimità territoriale. I locali. Tutti gli altri sono, in senso etimologico, stranieri.

Se quella delle restrizioni al traffico veicolare nei centri storici può sembrare relativamente inevitabile (anche se ci sarebbe da discutere) questa della tessera del sudiciume no. I fini di analisi statistica sui quantitativi conferiti per tipologie sono pretestuosi, poiché tale analisi si può eseguire anche senza l’accesso identificato del singolo al servizio (si ama definirlo personalizzato, termine magico per trasformare una coercizione in un privilegio). Gira inoltre una bufala ansiogena, dettata dell’ignoranza su come funzionano certi sistemi,  secondo la quale un trasgressore che gettasse del vetro nell’organico o del cartone dell’indifferenziato – anche per sbaglio – verrebbe immediatamente rintracciato e sanzionato. Questo non è possibile; non più di prima dell’avvento della tessera del sudiciume, comunque, poiché non viene fatta un’analisi puntuale del singolo rifiuto quando viene immesso.

Perciò, la tessera del sudiciume, in ultima analisi, serve solo ed esclusivamente a territorializzare e circoscrivere un diritto. A renderlo meno pubblico.

Il che, quando la prossima volta in cui me ne starò sotto la pioggia con tre sacchetti diversi in una mano e la tessera del sudiciume nell’altra, cercando contemporaneamente di schiacciare il pulsante per poterla avvicinare al lettore che mi chiede d’identificarmi e poi essere lesto a premere il pedale del cassonetto giusto, mi farà detestare questa supposta rivoluzione tecno-ecologica con maggior consapevolezza.

mb

 

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In Nero @Salone Internazionale del Libro, Torino, 14/05/18

 

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In Nero , il mio secondo romanzo dopo In Bianco (due gialli ambientati a Livorno, principalmente), arriva a Torino, e precisamente al Salone Internazionale del Libro, dove sarà presentato (da me, oltre che dall’editore) Lunedì 14 Maggio alle 16:30, presso lo spazio di Lorenzo de’ Medici Press, al Padiglione 3, Stand 42

mb

Galleria di acrilici #2 | Acrylics Gallery #2

Su Cardboard Towns, il blog dove raccolgo i miei eleganti sistemi per tappare le crepe sul muro & affini, ossia i miei dipinti e disegni, ho aggiornato anche la pagina della Galleria n° 2 di Acrilici su tela o cartone.

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On Cardboard Towns, the blog where I gather my paintings and drawings, I have updated also the Acrylics Gallery #2.

Galleria di acrilici #1 | Acrylics Gallery #1

Su Cardboard Towns, il blog dove raccolgo i miei eleganti sistemi per tappare le crepe sul muro & affini, ossia i miei dipinti e disegni, ho aggiornato la pagina della Galleria n° 1 di Acrilici su tela o cartone.

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On Cardboard Towns, the blog where I gather my paintings and drawings, I have updated the Acrylics Gallery #1.

Come trasformarsi in un rompiscatole

Chi legge questo titolo potrebbe commentare: c’è chi ci nasce, rompiscatole, ed è ben vero – anche in questo caso, come sempre, una predisposizione naturale aiuta – ma qui vorrei parlare dei preziosi consigli che si trovano in rete per vendere la propria opera: che si tratti di letteratura, arti visive, musica o filo interdentale è indifferente, i consigli sono fondamentalmente sempre gli stessi e possono essere riassunti in: come trasformarsi in un rompiscatole.

Sembrerebbe questa la chiave del successo, secondo la tipica terminologia adoperata da questi consiglieri altruisti: esporre sé stessi e la propria storia anche se irrilevante, fare i socievoli a progetto e i tampinatori di rinterzo, infilarsi nel miraggio del fai-da-te della rete e dei suoi strumenti esclusivi – ché è quello, oggi, il modo moderno e a basso costo per campare.

Se provate a visitare uno qualunque di questi siti – molto spesso blog – che ospitano articoli in genere intitolati Come vendere il/la […] online, troverete più o meno la seguente lista di cose assolutamente da fare:

  1. aprire un sito/blog con la propria opera che si vuole vendere, meglio se con un dominio esclusivo (sennò potrebbe sembrare amatoriale)
  2. aggiornarlo, pubblicare articoli regolarmente, *anche se si ha poco o niente da dire (e siccome è impossibile essere originali e interessanti in perpetuo il sottinteso è: non copiare mai la roba di altri ma cambiala quel tanto che basta a non farti mandare a quel paese o in tribunale)
  3. essere social (termine inglese adoperato in italiano a indicare la socievolezza precotta dei vari faccialibro, twitter, pinterest, instagram, & c.)
  4. intessere quante più relazioni possibile, stando attenti a non oltrepassare il limite del fastidio ma senza alcun superfluo scrupolo per l’eventuale ipocrisia
  5. etichettare (loro dicono taggare, ma se lo scrivo mi ricominciano gli acufeni) con pertinenza le opere/prodotti, come in un inventario da supermarket per ritardati
  6. studiare i dati dei simpatici mezzi di tracciamento messi a disposizioone da questi e altri servizi (come gugolanalitics, una delle maggiori fosse comuni della privacy)
  7. fare campagne mirate di promozione (quello che vien definito targeted marketing, in cui tu sei un bersaglio e come tale vieni inseguito)
  8. commentare sui blog e sulle pagine e post social di altri *[vedi sopra], per intavolare discussioni artificiose e inconcludenti se non apertamente idiote
  9. cercare di ottenere post ospiti su blog altrui molto seguiti – un po’ come fare da gruppo spalla a qualche grande star del pop – *[vedi sopra]
  10. fare mailing list a cui scrivere regolarmente newsletter (due termini che riesco a scrivere uno dopo l’altro solo dopo un plasil) e altri tampinamenti analoghi
  11. farsi un account paypal o simili, che si ciuccerà una percentuale sul tuo venduto da aggiungere a quella delle carte di debito/credito/commissioni bancarie, e incrociare le dita

Ci può essere qualche variante, magari solo nell’ordine in cui vengono esposti i punti, ma il succo è questo: devi diventare un rompiscatole. Un rompiscatole soft, attenzione, uno che ti manda qualche email, che ti invita sui social a eventi e che pubblica commenti regolarmente. Certo, ci sono anche casi estremi: su un certo sito con un titolo emblematico tipo “scrittore vincente” o simili, oltre a questi punti si consigliava di portarsi sempre dietro il proprio libro, farlo vedere a chiunque s’incontrasse, non regalarne mai una copia e prendere sempre email e numero di telefono del malcapitato di turno. E qui forse si era già al di là del limite estremo della rompiscatoleria.

In ogni caso, la raccomandazione, talora sottintesa, per tutto questo marketing online è di saper scrivere bene e di essere onesti in quello che si dice (e che si fa).

Eh, già. Ci mancherebbe anche un rompiscatole sgrammaticato e disonesto.

mb

At the Saatchi Gallery, London

Quando la scorsa settimana, su pungolo del volenteroso Carlo Alberto Arzelà che sta curando una mia mostra per il giugno prossimo a Pisa, ho iscritto tre miei dipinti a un’iniziativa online della londinese Saatchi Gallery, non mi aspettavo niente. Ho compilato il modulo, allegato le immagini, premuto SEND e non ci ho più pensato. Un paio di giorni dopo sono arrivate due cortesi email in cui mi si diceva che due di questi erano stati selezionati davvero: Limite delle acque sicure (2018) e Si prega di bussare (2018). Così, adesso (non si sa per quanto) i suddetti sono stati posti in visione sullo schermo al secondo piano della galleria.

When I submitted three paintings of mine to an online project of the Saatchi Gallery, London, I didn’t expect anything. I just filled the online form, attached the images, pressed SEND and then forgot about it. A couple days after I received two kind emails telling me that two paintings of mine – Safe Water Limit (2018) and Knock Before Entering (2018) – have been selected to be put on display on screen at the 2nd floor.

 

I Re Mogi

Come tutti, da piccolo mi son sempre chiesto: cos’è la mirra? Un refuso per birra? Quest’incertezza ha intristito i tre personaggi.

Visto che il solstizio d’inverno s’avvicina – e con esso quella festicciuola cara ai clericali & affini e nota col nome di Natale – ecco una vignetta a buon mercato che prende spunto dalla mitologia ad essa legata: un’immagine dei Re Mogi.

In Nero alle Officine Garibaldi

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E’ risaputo: a meno che non si tratti di un autore già molto noto, preferibilmente anche un personaggio radiofonico o – meglio – televisivo, alle presentazioni dei libri non ci va quasi nessuno. Ci sono editori che sperano nelle cerchie personali dell’autore – quelle familiari o di faccialibro – per vendere qualche copia.

Ma tant’è, pare che le presentazioni vadano fatte. C’è anche chi ci si diverte, ad innaffiare il proprio io con le chiacchiere letterarie. Buon per lui. Per me è più o meno come fare il piazzista e interessante nello stesso modo.

Eccomi quindi in questi panni, in questo periodo, stavolta all’auditorium delle Officine Garibaldi, un nuovissimo centro polifunzionale in via Gioberti 39, a Pisa, dove venerdì prossimo, il 24 novembre alle 17:30, presenterò il mio secondo romanzo, In Nero.

E ho già scritto il terzo In Rosso. Un altro articolo per piazzisti.

mb

In Nero: in uscita

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Esce finalmente in questi giorni, per i tipi della fiorentina Lorenzo de’ Medici Press, In nero, il mio secondo romanzo giallo. Anche in questo caso il protagonista è l’architetto Saverio Zefiro, e la storia si svolge un bel po’ prima e un po’ dopo a quella di In bianco, dove Saverio aveva fatto il suo esordio. Tra parentesi, anche In bianco verrà ripubblicato prossimamente da LdM Press, in una nuova edizione riveduta; il tutto nel quadro della possibile pubblicazione dell’intera trilogia basata sull’architetto Zefiro, con In Bianco, In nero e In Rosso.

Come di prassi in questi casi, inizierà quindi nei prossimi mesi l’odissea delle presentazioni di In nero, delle quali verrà data tempestiva notizia.

Quindi, ci vediamo lì, se vi va. Sarete i benvenuti.

mb

Corsi – 1

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Per l’anno accademico 2017-18, a partire dalla seconda metà di ottobre, terrò il corso di videografica presso l’Accademia di Belle Arti Alma Artis di Pisa. Il programma, in breve, prevederà la realizzazione del teaser per la presentazione dell’idea di una serie originale d’animazione.

Un blog per Taratabong

taratabong_blog

Dopo qualche anno da quando andò in onda (su Rai 3) il primo episodio, ecco online il sito/blog dedicato a Taratabong! Il Mondo dei Musicilli, la serie animato che ho creato insieme a Fabrizio Bondi e diretto per 52 episodi, con le musiche di Patrizio Fariselli e che al momento è trasmessa un po’ in tutto il mondo (ma non in Italia).

Some years after the airing of the first episode, the website/blog of Taratabong! The World of Meloditties is now online, the series that I created with Fabrizio Bondi and directed for 52 episodes, with the music by Patrizio Fariselli, still broadcasted all over the world (except Italy).

Grafica & Tamburi

Da quando ero un segaligno dodicenne suono la batteria. Fra breve, tra parentesi, uscirà il disco dei Parafulmini, la band in cui scrivo musichette e percuoto pelli e metalli, Tenere Fuori Dalla Portata Dei Bambini. Questa, comunque, è solo una breve riflessione, gratis, sulle percussioni – specie per quel che riguarda tamburi e piatti.

Ho sempre avuto l’impressione, suonando o ascoltando un brano di musica, che i suoni di tamburi e piatti (in particolare l’hi-hat e il ride, ma anche certi china type) equivalessero alle linee grafiche, ai tratti di un disegno: come dire che la batteria traccia i contorni mentre altri strumenti non percussivi forniscono le campiture.

Chissà. Forse sarà anche perché disegno, anche da prima che iniziassi a suonare la batteria, che mi vengono in mente cose del genere. Però, non mi sembrano poi tanto fuori dal vaso – o, meglio, fuori tempo.

mb